venerdì 7 settembre 2012

Arresto cardiaco, un italiano su 1000. "Ecco come intervenire per salvare vite umane"


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ambulanza
Un caso ogni mille: questa l'incidenza dell'arresto cardiaco in Italia. In Europa si verificano 700mila casi all'anno, negli Stati Uniti 300mila. Ma si riesce a rianimare solo meno della metà delle persone. Un risultato ancora non buono e sicuramente migliorabile. "Si deve agire su più fronti: tempistica, qualità del massaggio, farmaci, post-rianimazione". Lo spiega adAffaritaliani.it Giuseppe Ristagno, del Laboratorio di Farmacologia Clinica Cardiovascolare dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’,  in occasione del congresso internazionale sul tema "Arresto cardiaco shock e trauma", che si terrà l'8 e il 9 settembre all'Istituto ‘Mario Negri’, in via  La Masa, 17.
Centocinquanta tra i massimi esperti internazionali di arresto cardiaco e rianimazione cardiopolmonare, oltre ai responsabili della definizione delle linee guida mondiali di trattamento dell'arresto cardiaco, discuteranno delle ultime novità interventistiche. Tra i partecipanti Bernard Bottiger, presidente della Società europea di rianimazione, Edgar Jimenez, presidente della Federazione mondiale della medicina intensiva e critica, Jerry Nolan, direttore di Resuscitation, la più autorevole rivista scientifica del settore a livello mondiale. Il congresso, il primo che viene organizzato in Italia sul tema, è stato intitolato al professor Max Harry Weil, scomparso la scorsa estate e considerato il padre della medicina critica e ideatore della prima terapia intensiva al mondo, nei lontani anni '50.
Innanzitutto, quindi, la tempistica dei soccorsi: "La defibrillazione deve essere il più veloce possibile. Oggi si sta cercando di implementare lo sviluppo di defibrillatori semiautomatici e il training per lo sviluppo dei soccorritori. Importante anche la diffusione dei defibrillatori sul territorio: grazie alla sensibilizzazione di mass media e associazioni, si sta lentamente rimediando al problema della scarsità".
Poi conta la qualità del massaggio cardiaco. "Ci stiamo muovendo nella direzione dei compressori meccanici che più efficaci rispetto all'azione manuale. Innanzitutto il soccorritore non risente della stanchezza fisica e il paziente può essere massaggiato al meglio anche durante il trasporto in ambulanza o nei corridoi dell'ospedale".
Infine, l'aspetto dei farmaci: "E' sempre aperto il dibattito sull'oppportunità di usare o meno adrenalina. Al convegno saranno presentati i risultati sull'utilizzo di cocktail farmaci alternativi".
Oltre al momento dei soccorsi, fondamentale è il decorso del paziente nei giorni seguenti. Di quelli che sopravvivono alla prima rianimazione, il 70% muore nei giorni successivi per cause cardiache. Chi sopravvive, riporta danni neurologici gravi. Solo il 10% ha un buon recupero. "Anche sotto questo aspetto stiamo studiando quale possa essere l'approccio igliore per combattere la sindrome della post-rianimazione: ipotermia, utilizzo della circolazione extracorporea e altri approcci combinati".

1 commento:

  1. fondamentale x salvare laa vita di una pesona..bisogna agire subito con fermezza professionalita,,e con gli strumenti all avanguardia..

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