martedì 4 settembre 2012

Recessione/ Imprenditore non paga l'Iva. Il giudice: "Assolto, è colpa della crisi"



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Non pagò l'Iva semplicemente perché non aveva soldi, colpa della crisi economica e di un cliente restio a saldare il conto. Secondo il giudice, quindi, non mancò la volontà di adempiere ai doveri con il fisco, ma la possibilità materiale di farlo.Condizione di illiquidità che non lo rende, pur se inadempiente al pagamento dell'Iva, perseguibile penalmente. Un imprenditore edile è stato assolto dal tribunale di Firenze. L'uomo nel 2007 non sborsò 176 mila euro di Iva. Nei suoi confronti venne aperta un'inchiesta per il mancato versamento dell'imposta. Su richiesta del pm, il gip emise un decreto penale di condanna da 7.500 euro.
Una decisione ingiusta, secondo l'imprenditore, che fece ricorso: il gupPaola Belsito gli ha dato ragione. L'imprenditore ha chiesto, prima del giudizio con rito abbreviato, di essere ascoltato in aula. Durante l'udienza ha raccontato che "la sua ditta, che stava facendo un lavoro importante per una società di Firenze - riassume il giudice nella motivazione della sentenza - si era trovata in estrema difficoltà economica perchè quest'ultima non aveva onorato le scadenze di svariati pagamenti, motivo per cui l'imprenditore, che già in precedenza era in estrema difficoltà economica in considerazione della difficile congiuntura, all'arrivo della raccomandata con la quale gli si chiedeva di pagare l'Iva non fu in grado di ottemperare".
In aula l'imprenditore ha detto di più: che quell'appalto 'importante' era da un milione e mezzo di euro e che gli era stata pagata solo la metà dell'importo. Quei soldi aveva preferito destinarli agli stipendi dei dipendenti e ai fornitori, anche per finire in tempo il lavoro e non dover pagare, addirittura, una penale.
A convincere il giudice è stato anche il fatto che dopo aver 'bucato' il pagamento del 2007 "essendosi un po' ripreso economicamente - continua la motivazione - l'imprenditore ha raggiunto un accordo con la agenzia delle entrate, ottenendo la rateizzazione" della cartella esattoriale, che "sta puntualmente pagando".
Con sanzioni e interessi, la cifra che deve pagare è passata da 176 mila euro a 300 mila. "Faremo ricorso per la decurtazione almeno delle sanzioni - spiega il legale dell'imprenditore, l'avvocato Vieri Becocci - Nel momento in cui il giudice riconosce l'impossibilità materiale a pagare, diventano illegittime". In termini giuridici, l'assoluzione c'è per "carenza dell'elemento psicologico". "Il processo penale - spiega il giudice - impone di valutare e di provare la volontarietà dell'omissione, volontarietà che nel caso di specie non sussiste, causa la crisi finanziaria che ha posto" l'imprenditore "in una condizione di illiquidità".

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