
Ogni tanto sui media si affaccia una richiesta accorata di giustizia, di libertà, di civiltà, che riguarda persone che la giustizia l'hanno negata ad altri, che la libertà l'hanno usata per ferire o rubare, e della civiltà se ne sono fregate compiendo atti ad essa contrari.
Oggi è l'appello di don Virgilio Balducchi, ispettore generale delle carceri di Bergamo, a suscitare la necessità di scrivere quanto già, tempo fa, scrissi all'Onorevole Pannella e al Ministro Severino.
Parole che non riguardano solo me, libera cittadina che osserva le regole e rispetta gli altri, ma tutti coloro che dal reato sono stati colpiti - e sono molti - e tutti quei cittadini che non hanno commesso reati e non intendono commetterne -vuoi per onestà, vuoi per paura di essere puniti - che vogliono e devono sapere che lo Stato ha più premura verso gli innocenti e un'autorità indiscutibile verso chi fa loro del male. E che le leggi non possono essere infrante senza subire conseguenze adeguate e certe. Sarebbe l'anarchia. La morte della civiltà.
L'amnistia non potete chiederla. Non in nome della giustizia, né della libertà o della civiltà. Non potete chiederla perché la pena è garanzia di Diritto e Dovere dello Stato. E' ciò che rende la legge insuperabile e una società civile. Non potete chiederla perché non risolve il problema come ha dimostrato il folle indulto del 2006.
Volete che vi elenchi quante persone sono state barbaramente uccise da chi è uscito grazie a quell'indulto? Ne basterebbe una per fare di quello stesso provvedimento un delitto. Sono di più. Quelle persone sono state ammazzate dallo Stato che non le ha tutelate da chi era socialmente pericoloso.
Le pene sono necessarie. Pene non certo più dolorose di quelle inflitte, non è la vendetta che i cittadini cercano, smettiamo di usare questa parola ogni volta che chi chiede giustizia apre bocca. La vendetta vuole più di quanto è stato tolto. La giustizia richiede pene in grado di educare e di essere quel sensibile motivo, di cui parlava Beccaria, che induce l'uomo a non commettere illeciti.
Se uno Stato non è in grado di mantenere salda la legge attraverso la severità del giudizio e una perfetta corrispondenza tra condanna e pena, il suo apparato crolla. Se continua a dare benefici a chi il male lo fa e a levarli a chi lo riceve; se continua ad aggiungere ingiustizia all'ingiustizia, il rischio che qualcuno la cerchi da solo, siamo onesti, c'è. Non solo i colpevoli sono umani, lo sono anche le loro Vittime.
E' bene che ci siano persone come voi che si occupano dei diritti dei carcerati. Che facciano in modo che le pene non siano degradanti, che non siano tortura. Ma ci sia consapevolezza che la tortura invece l'hanno subita le persone violate o uccise, e i loro familiari costretti a un dolore che stritola.
Le pene siano inderogabili.
L'amnistia no. Non potete chiederla. Non potete farlo perché non parlate di un bene che riguarda pochi. Parlate di un bene che riguarda tutti quanti: si chiama vita, e ha un valore immenso. Si chiama civiltà. Una società civile non si vede solo da come sono le sue carceri, si vede anche e soprattutto da come si comportano i cittadini. Dalla consapevolezza di ognuno che a un Diritto corrisponde un dovere. Dalla capacità dello Stato di rendere le regole insuperabili!
Voi, che andate ogni giorno nel carcere, che li avete visitati nelle loro celle, che li avete ascoltati e che, forse, avete pianto con loro per il dolore provocato da una "giusta" privazione della libertà personale, siete mai stati a casa dei familiari di un bambino ucciso, di una donna stuprata, di una giovane costretta sulla sedia a rotelle perché un uomo che diceva di amarla le ha sparato? Avete mai accompagnato una madre a riconoscere la figlia torturata e poi ammazzata all'obitorio? Avete lottato per fare sì che lo Stato impedisse che queste madri, questi padri, questi figli debbano andare da soli a riconoscere il corpo senza vita di chi amano ancora?
Voi chiedete che chi si trova in carcere a scontare una condanna sia trattato con dignità. E' giusto e ci batteremo per cambiare lo stato delle cose. Le pene non sono attualmente, nella maggior parte dei casi, educative. Non lo sono perché il sistema carceri, e anche il sistema giustizia, non funziona. Perché, concedetemi anche questo, i soldi non ci sono per chi, nel carcere, ci deve lavorare. Per chi, nel carcere, deve insegnare, prima di tutto, il rispetto per gli altri, quello che, mancando, ha condotto in prigione i carcerati.
Chiedete anche che chi ha commesso reati minori - dove per minore non si intende il numero di anni da scontare, ma il grado di gravità del reato - possa scontare la pena al di fuori del carcere facendo del bene agli altri. Che i drogati invece di stare in cella siano inseriti in comunità di recupero (costerebbe perfino meno che tenerli in carcere a fronte di risultati infinitamente migliori di recupero). Che i rei clandestini siano mandati a scontare le pene nel loro paese. Solo così le celle d'incanto sarebbero meno piene.
Chiedete che vengano attivate le carceri inutilizzate o le vecchie caserme. Che le celle non siano topaie. Che il carcere preventivo sia utilizzato sotto stretta sorveglianza di un "organo di controllo per il carcere preventivo" che impedisca abusi purtroppo ora possibili. Impuntatevi perché le persone possano uscire da una prigione "a misura d'uomo" solo quando sono educate "oltre ogni ragionevole dubbio". E' un loro diritto costituzionale. E anche nostro.
Il Diritto alla Vita va tutelato, come il Diritto alla "libertà civile" di viverla in serenità e salute, liberi dalla paura e dall'arroganza di chi abusa della propria libertà a danno della società intera. C'è perfino chi parla di Diritto all'amnistia. Cioè? Volete dire: diritto a delinquere? Volete sputare in faccia a quei cittadini che rispettano le leggi e gli altri, volete dare una spintarella a quelli indecisi, volete dare un colpo mortale a chi il reato lo ha subito sulla propria pelle?
Voi, che vi private anche del cibo ( che molti nel mondo non riescono ad avere) per dare libertà a chi non la merita, forse non lo capite. O forse io non capisco voi, ecco perchè nel carcere ci sono voluta andare, per vedere con gli occhi, con la mente e con il cuore che cos'è per davvero. E mi sono resa conto che spesso si fa di tutta l'erba un fascio per motivi a me sconosciuti. Perché in Italia anche per quanto riguarda il carcere le eccellenze ci sono e devono essere un esempio al quale uniformare tutti gli istituti.
Avete mai pensato di fare battaglie per quei bambini abusati da pedofili mai condannati o mal curati, o usciti di prigione senza la certezza che non potessero più fare del male e che non potessero andare a vivere nello stesso palazzo delle loro Vittime? Andateci prima di chiedere l'amnistia. Andate a trovare le Vittime e a leggere negli occhi non il bisogno di vendetta, ma la paura di ritrovarsi faccia a faccia con chi ha distrutto le loro vite e ha tolto loro la libertà e molti altri diritti umani fondamentali che nessuno tutela.